Chi è - e cosa fa - un Fornaio, oggi?

Il Fornaio fa il pane, l’ultimo cibo rimasto invariato nei secoli e anche il primo creato dall’umanità per sfamarsi. La pagnotta, per come la conosciamo, è rimasta quasi da sola a ricordarci il buon cibo di una volta, quello che portavano in tavola le nostre mamme e le nostre nonne, per intenderci.
Il Fornaio ha una grande responsabilità: continuare a produrre un alimento di primaria importanza per le persone e, allo stesso tempo, continuare a farlo in modo sostenibile. Mentre altri professionisti dell’alimentazione devono creare ogni giorno qualcosa di nuovo, dall’aspetto più invitante e dal sapore più ricercato, il Fornaio ha il dovere e la responsabilità di restare semplice, di tenere bassa l’asticella della creatività ed altissima quella della qualità. Come Fornaio, io preferisco le cose semplici, perché sono quelle che alla lunga sono costanti, una garanzia, un punto di riferimento, una sicurezza: sai che su quelle puoi contare sempre e poi danno maggiori soddisfazioni. Il pane è una cosa semplice.

Non solo pane…
Nel percorso di consapevolezza e risveglio che ho intrapreso ormai diversi anni fa, l’alimentazione ha avuto e ha un ruolo importantissimo. Credo fermamente che per poter avviare un cambiamento in se stessi, partire dall’alimentazione sia un’ottima cosa. Fare delle scelte alimentari, o meglio scegliere con cosa nutrirci, è dare lo start al motore per iniziare a intraprendere nuove strade.

Se ci nutriamo di cibo industriale il nostro organismo e la nostra mente sono intossicate o annebbiate dall’effetto che tutte quelle sostanze hanno sul nostro organismo, senza considerare che finiscono per influenzare le nostre percezioni e, addirittura, i nostri sentimenti.

Un esempio? Lo zucchero raffinato consumato per abitudine, e magari anche in quantità, produce degli effetti sul nostro organismo e lo mette in continua ricerca di nuovi equilibri: per dare energia a questo lavoro, l’organismo ne sottrae ad altre azioni. Le carni e i cibi industriali, ormai si sa, sono pieni di ormoni, antibiotici, conservanti, miglioratori e altri prodotti chimici. Quando li introduciamo nel nostro organismo, quest’ultimo viene messo a dura prova: deve gestirli o assimilarli, andando così ad influire su quello che dovrebbe essere il suo normale funzionamento. Questi cibi si rivelano tossici anche sull’andamento dei sentimenti e dei pensieri. La stessa cosa vale per tutti i cibi che contengono sostanze che non crescono sugli alberi o sulla terra. Se avessi continuato ad alimentarmi come mi alimentavo prima del 2009, dubito che avrei avuto la capacità e la consapevolezza per fare il lavoro che faccio come lo faccio: magari avrei continuato a pensare che lo scopo di tutti lavori fosse soltanto il profitto. Premetto che queste sono mie riflessioni personali a seguito di esperienze di vita… Mi permetto allora di condividere un altro pensiero con voi, per andare più a fondo.
Come sappiamo, siamo fatti per il 99% di acqua e il cibo che mangiamo è composto principalmente da acqua. Consideriamo che, secondo gli studi di Masaru Emoto, l’acqua ha una “memoria” o meglio cambia la struttura dei suoi cristalli in base alle frequenze con cui si trova ad interagire (es. pensieri, parole, suoni, sentimenti ecc…). Detto questo è per me scontato che tutto il percorso che fa il cibo dalla terra alla mia bocca assume un’enorme importanza. Se pensiamo che le emozioni, le parole i pensieri e quindi le vibrazioni influiscono sull’acqua, è possibile pensare che influiscano anche sul cibo e di conseguenza sul nostro organismo. Ecco perché il cambio di alimentazione ci permette di disintossicarci da tutte quelle sostanze che tengono il nostro organismo in uno stato di continuo lavoro superfluo o in sovraccarico, oppure in stato di annebbiamento; non c’è un termine esatto per definire meglio questo concetto, anche perché ognuno di noi lo vive e lo manifesta a suo modo: per fortuna non siamo tutti uguali.

Un pane fatto con amore si vede e si sente!

Ho iniziato a pensare che il nostro pane ha le sue proprie caratteristiche anche perché ha un ciclo vitale (dalla creazione al chi lo mangia) di un certo tipo: si sente curato, è toccato con le nostre mani, mani di fornai che fanno il loro lavoro con amore e passione. Noi trattiamo il pane come una mamma tratterebbe il suo bambino, tutti i giorni.

Pensate anche a quello che c’è dietro: ora siamo custodi di alcuni terreni su cui coltiviamo una parte del grano che trasformiamo in pane, e trattiamo il grano alla stessa maniera, facendoli molire da chi rispetta il chicco. Il nostro grano non viene ammassato in container caricati su navi giganti che percorrono chilometri e chilometri per arrivare al porto, spesso in condizioni non accettabili.

Cerchiamo di nutrire l’ambiente nel migliore dei modi: non contaminandolo con sostanze che ne aumentino la produttività eliminando le infestanti o gli insetti.

Ogni nostra azione è volta a far sì che la madre terra possa autoprodurre sostanza organica. Un esempio? Abbiamo deciso di coltivare senza arare i terreni. Non tutti sanno che se la sostanza organica di un terreno è importantissima: quando va sotto il 3% secondo i parametri della FAO, significa che quel terreno si avvia verso la desertificazione. La media dei terreni italiani è sotto l’1%. A seguito di sperimentazioni fatte su coltivazioni con metodo biologico, si è riscontrato che dopo 3 anni la sostanza organica è tornata sopra il 3%. Condivido il nostro progetto perché è la realtà che conosco meglio, non per metterla in evidenza come se fosse la sola a impegnarsi.

Anzi, tutto quello che facciamo, e come lo facciamo, non è solo merito nostro ma è merito di tutte le persone e le esperienze che abbiamo incontrato da quando abbiamo intrapreso il percorso di fornai. L’esame dei modi e dei metodi si può fare su tutti i cicli delle aziende che producono cibo, e per fortuna oggi ce ne sono tantissime che sono consapevoli di questi aspetti e prestano tanta attenzione a come producono cibo e alla sua capacità di nutrire. Metodi e valori nutritivi, pratiche aziendali rispettose: questi concetti non devono essere parole ma esperienze. Lavorare con il cibo oggi è una grossa responsabilità e lo è ancora di più fare pane.

Fare pane è per noi una missione, un mezzo con cui possiamo trasmettere tante cose positive e belle alle persone. Da un po’ ho iniziato a pensare che fare pane è il mio modo di fare quello che tutti conoscono come POLITICA. Fare pane è fare cibo, fare cibo è fare delle scelte. Queste scelte influiscono sulle persone e sull’ambiente in cui viviamo. Fare il cibo e fare pane significa essere custodi del benessere della madre terra e dell’umanità che la abita. Questo è per me il senso vero e concreto di fare pane in maniera consapevole e mangiare sano in Romagna.

Emozioni e vibrazioni: cosa vi dice il vostro cibo?

Prendiamo come esempio la produzione di un cibo industriale, per esempio la carne: avete mai visto come vivono gli animali in un allevamento intensivo? Avete mai immaginato come vengono macellati? Poi a come vengono porzionati, surgelati, confezionati e distribuiti? Provate a pensare che emozioni o vibrazioni porta con sé quel cibo e poi pensate che interagiranno con le vostre una volta che lo avrete mangiato. Ho fatto l’esempio della carne, ma potrebbe benissimo essere fatto con un sacchetto di patatine o un pane industriale con non vede un essere umano nella sua catena produttiva fino a quando non arriva sulla nostra tavola. Ci nutriamo di orrore, di sfruttamento, di mancanza di rispetto, di velocità, di petrolio, di plastica, di medicinali.

Dobbiamo iniziare a nutrirci di rispetto, felicità, passione, biodiversità, amore. Il mondo di chi cambia alimentazione cambia in poco tempo.

Rivalutiamo l’importanza di alimentarci di emozioni buone. Sono certo che in futuro se ne parlerà molto di più, ma possiamo cominciare oggi: quando ti nutri di sane emozioni, oltre che di cibi che rispettano noi e l’ambiente, sei davvero più felice.